Nicchie di paleo-frana dei Monti di Rivo e Cucco

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Quella del Monte di Rivo è una conca di paleo- frana di facile lettura per l’evidente modifica subita dal crinale franato. Meno immediata è invece l’individuazione della adiacente nicchia del Monte Cucco. La separa dalla precedente un esile diedro di roccia che alle quote inferiori si copre di vegetazione. La particolarità di questa seconda nicchia è avere conservato la morfologia originaria acquisita al momento del cedimento gravitativo, circa 10.000 anni fa, all’inizio dell’Olocene.

La nicchia del Monte di Rivo, contrariamente a quella del Monte Cucco (a Est), è stata ed è tuttora sede di erosione torrentizia e di intensi ruscellamenti che hanno profondamente modificato l’antica superficie di frana.

Guardando la nicchia del Monte Cucco s’intuisce l’originario aspetto che quella del Monte di Rivo doveva avere prima di subire l’intensa erosione recente.

Un caratteristico effetto del ruscellamento e dell’erosione, attivi da almeno 5000 anni sul fondo della nicchia di frana del Monte di Rivo, è stato la formazione di torrioni e pinnacoli rocciosi modellati nel substrato di età triassica media. I pinnacoli, alti fino a una decina di metri, sono conosciuti col termine Cjampanii dal Lander (campanili dell’antro) e complessivamente formano un insieme di balze frastagliate, dette Lis Vinadiis, che le leggende del luogo descrivono infestate da anime dannate.

Sono morfologie sviluppatesi grazie all’alternanza di livelli calcareo-dolomitici e calcareo-marnosi a differente erodibilità; si mantengono stabili grazie all’assetto pressoché orizzontale della stratificazione.

La quantità di materiale franato dalle due nicchie (si presume contemporaneamente) è stimato in 50 milioni di metri cubi. Si riversò nel fondovalle – circa 10.000 anni fa – bloccando i deflussi del Torrente Bût e generando un lago ampio 6 km e profondo poco più di un centinaio di metri.

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